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Un piatto di mormore

La mormora rappresenta sicuramente una preda tipica dell’estate e dell’autunno, tuttavia anche in questa stagione, in alcune serate particolari caratterizzate da mare piatto o poco mosso, è possibile ottenere buoni risultati a patto che…

Da sempre la mormora rappresenta una delle prede più gettonate nel surflight. Abbondante in estate lungo tutti i nostri litorali sabbiosi, accompagna piacevolmente le battute di pesca notturne durante la bella stagione fino al tardo autunno quando la sua presenza si fa meno massiccia ma la taglia aumenta notevolmente. Tuttavia, anche durante la stagione fredda ci sono serate caratterizzate spesso da mare piatto e freddo pungente dov’è possibile dedicarsi con ragionevoli possibilità di successo alla sua cattura. Per far questo, però, è necessario adottare tutta una serie di accorgimenti mirati ad iniziare dalla scelta dell’attrezzatura che dovrà tenere conto del fatto che in queste condizioni meteo marine spesso le mormore stazionano molto lontano dalla riva, in alcuni casi oltre i famigerati 100 mt. L’inverno inoltrato è sicuramente un momento in cui si può azzardare questa tecnica. In questo periodo, infatti, le mareggiate diminuiscono sia come frequenza che come intensità, la primavera è vicina ma la temperatura, sia dell’aria che dell’acqua, è assai rigida: ebbene, questo determina che alcune specie di pesce, tra cui sicuramente la mormora, preferiscano sostare in acqua più profonda e quindi lontano da riva.

Oltre i 100

Certamente non è un fattore assoluto, tuttavia, come abbiamo accennato nel paragrafo precedente, le possibilità di trovare il nostro grufolatore lanciando le esche lontano sono alte e quindi non possiamo esimerci dal dotarci di un’attrezzatura adeguata che ci permetta di svolgere al meglio la nostra azione di pesca. Iniziando dalle canne, è questo il caso in cui dobbiamo indirizzarci su modelli potenti, attrezzi in grado di scagliare le nostre montature ben oltre i famigerati 100 mt. Oggi il mercato ci offre una grande varietà di canne adatte al caso anche nel comparto delle telescopiche, attrezzi da 150-170 gr di potenza di ultima generazione, realizzati con materiali di altissima qualità, non molto distanti per resa dalle più prestazionali canne in due/tre pezzi. Tuttavia è questa la situazione ideale in cui queste ultime danno il meglio di loro, e per gli amanti delle canne ad innesti si presenta la situazione ottimale per poterle impiegare in modo efficace e produttivo. Potenti e reattive, dotate di un’azione semiripartita, questi attrezzi, se utilizzati in modo adeguato, in mano a pescatori in grado di sfoggiare una buona tecnica di lancio, garantiscono distanze davvero notevoli, consentendo di mettere in pesca le nostre esche nelle fasce più lontane, là dove era impensabile solo pochi anni fa. Altrettanto importante è il ruolo del mulinello che dovrà necessariamente essere di buona taglia, corredato di una bobina capiente e possedere una meccanica di pregio che ci permetta recuperi veloci ed efficaci in tutta sicurezza. Infine, ma altrettanto importante, nei limiti del possibile è necessario che questo attrezzo non sia eccessivamente pesante in modo tale da garantire un adeguato abbinamento con le canne che sappiamo oggi essere sempre più sottili e leggere. Per quanto riguarda il filo in bobina, sempre per garantirci le massime gittate utilizzeremo un nylon dal diametro piuttosto sottile, uno 0,16 mm è ideale, ovviamente corredato di shock leader indispensabile per lanciare piombi da 130-150 gr in tutta sicurezza.

Dove e Quando

Sulla distanza di pesca abbiamo già detto, ora vediamo quali le zone e le postazioni che, almeno sulla carta, risultano le migliori. Sulla scelta della spiaggia nulla di particolare se non il fatto che dobbiamo privilegiare quei tratti in cui la presenza delle mormore risulta alta durante tutto l’anno, con una particolare attenzione a quelle porzioni di costa dove l’acqua è più profonda, almeno nelle fasce più lontane. Detto questo, una volta giunti in spiaggia posizioneremo i nostri picchetti laddove, se presente, a tiro di canna abbiamo la possibilità di raggiungere lo scalino esterno di una bella secca, una zona questa sempre molto produttiva nella pesca delle mormore e non solo. Sui momenti migliori, anche se in questa stagione è possibile effettuare belle catture durante le ore di luce, magari la mattina all’alba, sicuramente dal tramonto in poi si apre un arco di tempo propizio. Attenzione però, può sembrare banale ma non dimentichiamo che in questa stagione l’escursione termica è notevole e quindi, se intendiamo affrontare una battuta di pesca in notturna, è necessario prevedere un abbigliamento adeguato.

Il Bait Clip
Tutto ciò che può aumentare le nostre gittate è degno di considerazione. In questa logica è utile prendere in esame la possibilità di munire le nostre montature di un bait clip, un pratico ed efficace accessorio che ci permetterà di fissare al trave il nostro finale durante il lancio consentendoci di raggiungere distanze maggiori. In commercio ne esistono di vari tipi, semplici e facili da Impiegare, nella scelta però privilegiamo quei modelli che non sono troppo ingombrati e pesanti e che garantiscono uno sgancio veloce dell’amo una volta che quest’ultimo tocca la superficie dell’acqua. In alternativa possiamo prendere In “prestito” dal carpfishing i fiocchi di PVA, un materiale solubile con il quale possiamo compiere la stessa identica operazione, ovvero fissare il calamento al trave. Una volta in acqua, Il tutto si scioglierà in pochi secondi e il nostro terminale si stenderà perfettamente in pesca.

Esche e Inneschi

È ormai noto a tutti che nella pesca delle mormore l’arenicola rappresenta l’esca principe, quella che più di tutti è in grado di garantire ottimi carnieri. Tuttavia, considerando la stagione e il fatto che questo delicatissimo anellide soffre particolarmente le basse temperature, nelle battute di pesca invernali è bene sostituirla con bocconi più resistenti e altrettanto efficaci. In primo luogo l’americano: tenace, ricco di sangue, questo verme si conserva benissimo ed è molto gradito alle mormore e non solo, specialmente a quelle di buona taglia. Nel procedere con l’innesco, però, per il quale è assolutamente necessario l’impiego dell’ago, dobbiamo porre la massima attenzione affinché non fuoriesca il prezioso liquido di cui è dotato, pena una forte diminuzione del suo potere attrattivo. Inoltre, se siamo in presenza di vermi molto grandi, ci troviamo obbligati a spezzarli in due effettuando alcune piccole operazioni che ne permettano l’utilizzo senza pregiudicarne l’efficacia. Nella pratica, eserciteremo una pressione con le dita nel punto in cui intendiamo spezzare il verme, e poi eseguiremo il taglio. Così facendo otterremmo due spezzoni perfettamente integri che potremo impiegare successivamente. Unico accorgimento, è sempre bene utilizzare per prima la parte contenente la testa del verme perché, se lasciata nella scatola in attesa di essere innescata, è quella che tenderà più facilmente a svuotarsi del sangue. In alternativa all’americano anche i piccoli bibi e i cannolicchi potranno garantirci ottimi risultati. In caso scegliessimo di utilizzare il cannolicchio, però, ricordiamoci di assicuralo all’amo con alcuni giri di filo elastico, il tutto per rendere il boccone più resistente al lancio.


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