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Tamburo Fisso

Il mulinello è uno dei due cosiddetti grandi accessori che si utilizzano in pesca, ma siamo sicuri di essere in grado di valutane la qualità e soprattutto il migliore abbinamento in base alle nostre esigenze?

Il primo “moderno” mulinello a tamburo fisso fu realizzato in Inghilterra nel 1905 ad opera dell’inglese Alfred Holden. In Italia all’inizio degli anni ’40 hanno fatto storia i mulinelli prodotti dalla fabbrica torinese Alcedo, mulinelli di grande qualità e robustezza il cui segno distintivo era una medaglietta recante al centro un martin pescatore in rilievo. Da allora ad oggi lo sviluppo della meccanica di precisione, unitamente alla miniaturizzazione dei componenti ed alla creazione di nuovi materiali compositi, ha consentito la nascita di veri e propri capolavori ingegneristici la cui ideazione e creazione è il frutto di un coacervo di studi, competenze ed idee. Sebbene il mercato offra un’infinità di prodotti in grado di coprire le più svariate esigenze, non sempre la scelta del mulinello è fatta in modo consapevole: ciò è spesso dovuto alla non piena comprensione delle caratteristiche dell’oggetto che si è in procinto d’acquistare. Cuscinetti a sfera, cuscinetti a rullo, cuscinetti ceramici, rapporto di recupero, tipo di frizione e conicità della bobina sono concetti la cui piena conoscenza e comprensione sono propedeutiche e fondamentali per una valutazione ed un acquisto corretto e consapevole del mulinello.

Pochi ma buoni

Un’errata tendenza, sebbene sempre più comune, è quella di valutare la qualità di un mulinello in virtù del numero dei cuscinetti che presenta, ignorando che un cuscinetto di bassa qualità non contribuisce a rendere migliore il mulinello ma solo ad aumentarne il peso. Cavalcando tale orientamento, i principali marchi hanno quindi iniziato ad inserire sempre più cuscinetti a sfera all’interno dei mulinelli, tuttavia per contenerne il prezzo ciò spesso è avvenuto trascurandone la qualità: non di rado mulinelli con 15 cuscinetti di mediocre qualità risultano essere nettamente inferiori a mulinelli che ne presentano solo 4 ma di buona qualità. La funzione del cuscinetto a sfera, che altro non è che un piccolo cilindro nel quale una boccola ruota fra delle minuscole sfere d’acciaio, è quella di rendere il mulinello più fluido e “leggero” chiedendo quindi all’utilizzatore un minore sforzo in fase di recupero del filo. Un buon mulinello, affinché possa essere definito tale, deve avere almeno 3 cuscinetti a sfera nei punti più critici che sono all’interno del rullino scorri filo posto sull’archetto, nell’alloggiamento che consente alla manovella d’innestarsi nella corona dentata, alla fine del pignone che consentirà al rotore di ruotare con il classico movimento saliscendi. Partendo quindi dall’assunto che 3 è il numero base, è opportuno sottolineare che ciò che realmente conta non è il numero ma la qualità e la tipologia dei cuscinetti montati. Affinché il cuscinetto possa assolvere in pieno la propria funzione, è necessario che sia del tipo schermato, cioè presentare un rivestimento ermetico che impedisca agli elementi esterni d’intaccare le sue funzionalità generando l’ossidazione delle sfere: tali cuscinetti, in inglese sealed ball beaming, sono facilmente riconoscibili perché la schermatura di cui sono forniti impedisce di vedere le sfere di cui sono dotati. Il futuro dei cuscinetti, per i più smaliziati oggi già presente, è rappresentato dai cuscinetti ceramici che, essendo costruiti con l’utilizzo di sfere in ceramica, sono totalmente immuni agli effetti prodotti dagli agenti esterni: dal costo di circa 15 euro ciascuno, sono nettamente migliori dei tradizionali cuscinetti a sfera ai quali spesso sono sostituiti dai pescatori più esigenti e tecnologici. Molto spesso sulle confezioni dei mulinelli possiamo notare che dopo l’indicazione del numero dei cuscinetti a sfera si legge un “+ 1”. Tale dicitura indica la presenza di un cuscinetto a rulli che è di solito posizionato sotto la boccola scorri filo posta sull’archetto. Arrivati a tal punto è d’obbligo rispondere alla classica domanda che ci si pone quando si parla di cuscinetti: hanno bisogno di manutenzione? Se avete un minimo di competenza e la possibilità d’utilizzare prodotti adeguati, la corretta e periodica manutenzione dei cuscinetti con olii specifici a bassa densità, e massimo per una o due gocce per cuscinetto, è in grado di garantirne un funzionamento silenzioso e perfetto.

Rapporto di recupero

Il rapporto di recupero, in inglese gear ratio, indica il numero di giri che l’archetto compie attorno alla bobina a seguito di una rotazione della manovella: semplificando un rapporto di recupero 1 a 5 indica che ogni giro di manovella genera 5 giri dell’archetto attorno la bobina. A parità di dimensioni, più il rapporto di recupero è elevato, maggiore sarà la quantità di filo avvolto e conseguentemente maggiore risulterà la velocità del mulinello. Tuttavia, maggiore è il rapporto di recupero, minore risulterà la potenza del mulinello, ovvero maggiore sarà la forza che dobbiamo esercitare sulla manovella nell’azione di recupero. A differenza dello spinning, in cui lo “spinnare” richiede mulinelli veloci, nel surfcasting la necessità è d’avere un attrezzo affidabile e in grado di recuperare zavorre importanti da fondali che generano ulteriori resistenze. In virtù di ciò i mulinelli da surf presentano rapporti di recupero che vanno dal 3,5 a 1 al 4,6 a 1, con avvolgimenti di lenza per giro di manovella compresi fra 70 e 100 cm.

Bobina

La bobina di un mulinello e il sistema d’avvolgimento del filo sono elementi importantissimi che giocano un ruolo fondamentale nel comportamento e nella resa del mulinello in fase di lancio e recupero. Se è pacifico che le prestazioni migliori sono offerte dalle bobine forgiate in alluminio, egual discorso non si può fare per la forma “ottimale” della bobina. Parafrasando Amleto, potremmo dire: bassa e larga oppure alta e stretta, questo è il dilemma… A tal riguardo si contrappongono due scuole di pensiero che possiamo ricondurre ai due colossi Daiwa e Shimano. La scuola di pensiero riconducibile all’orientamento Daiwa ritiene che le migliori performance di lancio si conseguono utilizzando una bobina alta, non molto larga e dalla conicità inversa, ovvero avente la tipica forma del cono rovesciato: tale credo è rinvenibile in quasi tutti i mulinelli da surf a marchio Daiwa che presentano bobine strette, lunghe e coniche. Tale orientamento si basa sulla convinzione, frutto anche di prove aerodinamiche nella galleria del vento, che la conicità inversa della bobina sia in grado di ridurre l’attrito del filo in fase di lancio con conseguente miglioramento delle performance in termini di distanza. L’altra scuola di pensiero, riconducibile a Shimano, ha fatto delle bobine basse e larghe il suo cavallo di battaglia: in tal caso la riduzione dell’attrito fra filo e bobina è stato ottenuto svasandone il bordo superiore. Quale sia la scuola di pensiero corretta non è dato saperlo, tuttavia possiamo fare alcune importanti osservazioni che ci consentiranno d’arrivare a delle conclusioni. Per quanto concerne l’avvolgimento della lenza, una bobina larga consente, rispetto ad una stretta, d’avvolgere la stessa quantità di filo in un minor numero di spire. Ciò, soprattutto con fili sottilissimi, produce sia un minor effetto memoria, sia una minore usura del filo che quindi, oltre a sciogliersi con più facilità in fase di lancio, potrà anche essere cambiato con minore frequenza. In fase di lancio la bobina conica tipica dei mulinelli Daiwa sembra offrire un miglior scioglimento del filo con minori parrucche, soprattutto nei diametri bassi, ad esempio PE 0,02: nonostante ciò in termini di metri non sono rinvenibili apprezzabili differenze rispetto alle bobine basse larghe e prive di conicità. Nel caso di Shimano tali bobine presentano una sbavatura lungo il bordo superiore denominata “Ar-c spool”: tale tecnologia ha sia il fine di ridurre l’attrito della bobina con il filo, che lo scopo d’abbattere il diametro delle spire in fase di lancio con evidenti vantaggi in termini di parrucche ed un più fluido e rapido inserimento del filo nel primo anello della canna. Oltre che dalla forma della bobina. l’ottenimento di ottime performance di lancio è molto influenzato anche dal sistema d’avvolgimento del filo. Al riguardo i più diffusi sono il sistema a spire incrociate, in inglese Warm shaft, che distribuisce il filo in senso diagonale, ed il sistema ad avvolgimento ultra lento, slow oscillation, che dispone il filo sulla bobina in spire perfettamente parallele ed accostate fra loro: in entrambi i casi il fine è di migliorare le performance di lancio riducendo al massimo gli attriti e le frizioni che le spire di filo producono fra loro allorquando in fase di lancio il filo viene sciolto dalla bobina.

Taglia e Frizione

Il punto da cui partire per l’acquisto di un mulinello è tener presente sia l’uso che se ne deve fare, sia la canna a cui intendiamo abbinarlo: se per la pesca nel sottoriva sono da preferire mulinelli piccoli, veloci e dotati di frizioni posteriori, per il surfcasting vanno scelti mulinelli dalle dimensioni generose e con frizioni molto potenti. Generalmente taglia e frizione del mulinello camminano di pari passo, poiché più la taglia del mulinello è elevata, maggiore è la potenza della frizione. La potenza della frizione, in inglese max drag, indica la tensione massima che può essere esercitata sulla frizione del mulinello senza che questa slitti rilasciando filo: tale forza si verifica soprattutto nella fase di lancio. Un’errata scelta del mulinello comporterà l’utilizzo di un attrezzo di taglia errata che sbilancerà la canna se troppo grande e pesante, oppure, se di taglia più piccola del necessario, con una frizione che al momento di terminare il lancio slitterà poiché ha un max drag inferiore alla tensione generata dalla forza del lancio. Nei mulinelli di buona qualità aventi frizione anteriore, la regolazione di quest’ultima è un’operazione che, sebbene effettuata velocemente, avviene in modo molto preciso: tale rapidità e precisione è la caratteristica fondamentale delle frizioni a regolazione multimetrica. In presenza di tali frizioni, ogni piccolissima rotazione dell’aletta della frizione genera un “clic” e ad ogni “clic” corrisponde una piccola ma percettibile variazione della regolazione della frizione. Tale concetto trova la sua massima espressione nelle frizioni multimetriche del tipo “instant drag” che consentono, con una piccolissima rotazione, di settare la frizione portandola da completamente aperta a totalmente chiusa in modo quasi istantaneo. Nei mulinelli da beach ledgering trovano sempre maggior diffusione le frizioni posteriori dotate di levetta da combattimento tipiche dei mulinelli destinati alla tecnica della bolognese. Tale orientamento è dovuto alla sempre maggiore esigenza di pescare nel sottoriva con travi e terminali sottilissimi, in tal caso quindi fondamentale poter contare su una piccola levetta azionabile con il mignolo che consente, senza togliere le mani dalla canna, di regolare la frizione a seconda del comportamento della preda. In conclusione, possiamo affermare che sicuramente sul mercato è presente un prodotto che per costo e caratteristiche è adatto alle nostre esigenze. Solo avendo un minimo di conoscenza tecnica sulle caratteristiche dei mulinelli saremo in grado di sfatare i falsi miti e sia di scegliere il prodotto più adatto alle nostre esigenze che di utilizzarne ed apprezzarne in pieno le potenzialità. Mai come in questo periodo auguro a tutti voi, anzi noi, di poter presto sentire la canzone più bella: il canto delle nostre amate frizioni con in sottofondo il rumore delle onde. Buon mare!


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