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Foto di Giacomo Biondi

La scelta della giusta attrezzatura, in particolare della canna da pesca, riveste un ruolo fondamentale: affinché questa fase sia oculata è necessario avere la consapevolezza di ciò che si va ad acquistare sia in termini di caratteristiche che d’utilizzo

La tecnica di pesca del surfcasting, che letteralmente significa “lanciare sull’onda”, si basa sull’utilizzo d’attrezzature progettate e create allo scopo d’insidiare grossi predatori fra le onde del primo frangente. Se nel mondo il surfcasting ha visto i suoi albori in Florida, in Italia il diffondersi di tale tecnica di pesca ha avuto inizio principalmente in Sardegna.

Da Hippei al carbonio

Quante volte nel corso del mitico cartone animato Sampei abbiamo visto nonno Hippei creare dal nulla una canna da pesca: ebbene anni fa le canne non erano altro che dei fusti di bambù, lavorati a mano, alla cui fine si legava il filo con l’amo. Se le rudimentali canne in bambù di nonno Hippei hanno subito la prima evoluzione con l’utilizzo della fibra di vetro sicuramente, la vera svolta è avvenuta con l’avvento e l’uso delle fibre di carbonio. A differenza del passato in cui la realizzazione di una canna era solo frutto dell’abilità di un artigiano che modellava il fusto di un pezzo di bambù, oggigiorno la realizzazione delle canne da pesca in carbonio è il risultato d’accurati studi e test finalizzati ad ottenere un prodotto avente precise e specifiche caratteristiche. L’elevato costo di alcune canne da pesca è proprio da ricondursi sia alla fase progettuale, che coinvolge una molteplicità di professionisti ciascuno dei quali competente di  un pezzo del  processo, sia al costo ed alla lavorazione della materia prima.

I tipi e l’azione

Le canne da pesca possono essere raggruppate in due macro categorie ovvero le telescopiche e quelle ad innesti che a loro volta possono essere distinte in due o tre sezioni. L’attuale evoluzione tecnologica e dei materiali ha consentito d’ottenere delle canne da surfcasting in tre sezioni che quasi nulla hanno da invidiare alle tradizionali “rip” in due sezioni. Attualmente attrezzi con manici sottilissimi e vette sensibili sono in grado di lanciare, senza alcun rischio di rottura, piombi da oltre 150 gr: ciò è il risultato dei software di progettazione 3D che, grazie alle loro simulazioni, hanno consentito di realizzare degli attrezzi in cui la sottilissima vetta, nel momento di chiusura del lancio, tende ad annullarsi.

Azione, quale preferire?

L’azione di una canna non è altro che la quantità di flessione che, una volta sottoposto  ad uno  sforzo, il fusto della stessa subisce: più la canna sarà rigida, a parità di forza applicata, minore sarà la flessione del fusto. La canna ad azione di punta è caratterizzata da una flessione che si concentra prevalentemente nel vettino, in quella ad azione parabolica la flessione interessa quasi l’intero attrezzo da pesca che, posto sotto sforzo, forma una parabola a forma di arco. Ovviamente un attrezzo pastoso ed uno rigido in pesca e nel lancio avranno un diverso comportamento ed offriranno una serie di vantaggi e svantaggi che, a seconda delle esigenze e delle situazioni da affrontare, dovranno essere diversamente valutati. Mentre la canna ad azione di punta si presenta come un attrezzo veloce e reattivo, che per offrire buone performance di lancio deve essere idoneamente caricato, quella ad azione parabolica e semiparabolica, in presenza di una tecnica di lancio non eccelsa, risulta più accomodante favorendo il raggiungimento di distanze di lancio che la medesima platea non potrebbe mai traguardare utilizzando degli attrezzi più rigidi e impegnativi. Oltre che sulle prestazioni di lancio, il grado di rigidità determina e riveste un ruolo fondamentale anche sul comportamento che la canna assume in pesca: ciò è particolarmente evidente allorquando s’affrontano mareggiate o comunque condizioni di mare agitato nel corso delle quali il moto ondoso produce sia la continua trazione del filo che la costante sollecitazione del complesso pescante. In presenza di un attrezzo rigido, ovvero con un basso grado di flessione, un moto ondoso sostenuto comporterà un continuo “sbacchettamento” della canna da pesca con conseguente “spiombamento” del complesso pescante. Diversamente nelle medesime condizioni un attrezzo da pesca più morbido, ovvero con un minor grado di rigidità, asseconderà come in una danza tutte le sollecitazioni e le trazioni prodotte dal moto ondoso. Come sempre accade quando si parla di pesca, non esiste una verità assoluta bensì degli attrezzi le cui caratteristiche li rendono più o meno adatti alle condizioni da affrontare e all’utilizzatore.

Il bilanciamento

In sintonia con una tendenza dilagante soprattutto in Giappone, spesso e volentieri nel valutare la bontà di un attrezzo ci si sofferma sul peso, in realtà il peso di una canna da pesca è un elemento che di per sé non dice nulla. Ciò che in realtà conta è il bilanciamento della canna, ovvero la capacità della canna d’annullare, o almeno compensare in parte, il proprio peso. Potrà sembrare assurdo, ma utilizzare una canna ben bilanciata, sebbene più pesante, offre più vantaggi dell’uso di una più leggera ma non ben bilanciata: in realtà più l’attrezzo è ben bilanciato minore sarà lo sforzo da compiere nel corso dell’azione di pesca. Tale concetto, spesso erroneamente trascurato, è invece fondamentale poiché un corretto bilanciamento della canna ha indubbi vantaggi sia in termini di sforzo e gestione del lancio che come risposta più stabile alle vibrazioni. Nelle canne da pesca di fascia medio/alta la bilanciatura della canna viene realizzata o mettendo dei piccoli pesi nel calcio della canna, oppure, già in fase di progettazione, realizzando un pedone il cui maggior peso bilancia adeguatamente le successive sezioni dell’attrezzo.

Le RIP da lancio

Foto di Marco Crupi

Le canne costruite in due sezioni sono generalmente destinate ad un’utenza in grado di gestire “lanci evoluti”, in particolare ground e pendolare. Il termine ripartizione di potenza, RIP, deriva dal fatto che tali canne dal punto di vista tecnico sono progettate e costruite affinché il manico, l’arco e la cima che le costituiscono lavorino in modo differente fra loro ma nel comune scopo di massimizzare la moltiplicazione della potenza, ovvero incrementare, mediante moltiplicazione, la potenza che la canna assorbe e rilascia a seguito della fase di lancio. La tecnologia applicata a queste canne ha generato degli attrezzi molto performanti che per essere sfruttati adeguatamente necessitano di doti tecniche non alla portata di tutti: se usate da chi di dovere, consentono di raggiungere nelle competizioni di long casting distanze superiori ai 250 mt. L’acquisto di tale tipo d’attrezzatura senza essere in possesso della necessaria tecnica è sicuramente controproducente poiché è come se chiedessimo ad una persona inesperta e dal corpo esile di alzare un bilanciare da più di 100 kg normalmente alzato da un culturista. Con quanto detto non si vuole scoraggiare all’acquisto delle RIP in due sezioni, ma sottolineare che il primo passo da compiere prima di recarsi in un negozio è essere consapevoli della propria tecnica di lancio e dell’uso che si deve fare dell’attrezzo.

Telescopiche e tre sezioni

Se fino a quindici anni fa le canne in tre sezioni erano snobbate perché poco prestanti, attualmente costituiscono la tappa obbligata per tutti coloro che vogliono avere fra le mani una canna con spiccate doti di pesca e di lancio. Non me ne vogliano i puristi, ma l’attuale progresso tecnologico ha consentito di realizzare delle canne in tre elementi che, sfruttando la sezione centrale come moltiplicatore di potenza, si pongono solo un gradino più in basso rispetto alle rip da pesca. Essendo molto duttili e in grado di perdonare errori di lancio, o al contrario non penalizzare chi non è dotato di una buona tecnica, se intendiamo pescare sulla media distanza è su tali tipi d’attrezzi che si dovrà concentrare la nostra attenzione. Per molti anni le canne telescopiche, ovvero costruite mediante una serie di elementi che si richiudono uno dentro l’altro in modo telescopico, hanno rappresentato l’unica alternativa alle più impegnative ed ingombranti rip in due sezioni. Attualmente esistono canne telescopiche di ottima fattura che, in virtù dei vincoli costruttivi imposti dalle numerose sezioni di cui sono composte, offrono però delle performance in termini di lancio inferiori alle canne ad innesti. Tralasciando l’aspetto economico, le canne telescopiche sono da preferire a quelle a innesti ogni qual volta cerchiamo un attrezzo da destinare alla pesca nel sottoriva o nella corta distanza: nessuna canna ad innesti potrà mai eguagliare la leggerezza, la delicatezza e la morbidezza di una canna telescopica destinata alla pesca nel sottoriva. Le attuali canne da beach ledgering sono degli attrezzi con un peso ed un’armonia di piega simile alle bolognesi che, in virtù delle loro caratteristiche, consentono di gestire travi e terminali sottilissimi.

Tirando le somme

Dopo tutto quello che si è detto, è evidente che la scelta di un attrezzo da pesca non può che dipendere dal tipo d’utilizzo che se ne deve fare, tuttavia il tutto parte dalla valutazione delle caratteristiche e delle capacità dell’acquirente. Scegliere una canna da pesca non adatta al nostro bagaglio tecnico paradossalmente c’impedirà di migliorare, perché essendo troppo impegnativa ci farà restare prigionieri dei nostri limiti. Diversamente, utilizzando attrezzi adatti alle nostre capacità possiamo, in modo lento ma costante, sfruttare le nostre potenzialità spostando un po’ alla volta l’asticella dei miglioramenti. È evidente che un conto è affrontare una mareggiata e altro un mare forza olio. Se nel primo caso andremo a privilegiare canne in grado d’assecondare il moto ondoso e lanciare piombi abbastanza pesanti, nel secondo la nostra attenzione si sposterà su canne in grado di gestire piombature medie e complessi pescanti sottilissimi.


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