Spedizione gratuita per ordini superiori a 69€

Solo prodotti originali e coperti da garanzia

logo

Che cos’è la pesca

L’intento di questo primo articolo del nostro nuovo blog è quello di iniziare un discorso sulla pesca a partire dalla sua definizione per poi passare a quella che è la pesca secondo noi.

Una prima sostanziale differenza la si può fare a partire dallo scopo della pescata, e possiamo così individuare tre macro aree: Pesca commerciale, Pesca sportiva, Pesca ricreativa

PESCA COMMERCIALE

Per definizione, questa è l’attività di ricerca e di cattura dei prodotti ittici in genere al fine di commercializzarli, all’ingrosso o al dettaglio.

Partendo da queste poche parole possiamo evincere che è “grazie” a questo tipo di attività che troviamo sui vari banchi di pesce al mercato, in pescheria o nei porti, una grande quantità di pesci, molluschi, cefalopodi ogni giorno.

Mettiamo tra virgolette la parola grazie perché è vero che sia per il valore culinario sia per il valore nutritivo molti di noi veramente non riusciamo a farne a meno. Bisognerebbe però farsi delle domande più approfondite su come questa attività viene regolamentata e soprattutto quanto queste regole vengano poi rispettate.

Ma non sarà qui che andremo a fondo su questo argomento troppo ampio e pieno di controversie.
Quello che più ci piace e di cui vogliamo parlare oggi è la pesca intesa come interesse personale, passatempo e passione e proveremo a dare un nostro parere sulla differenza che esiste tra la pesca sportiva e quella ricreativa.

PESCA SPORTIVA E PESCA RICREATIVA

Secondo quello che ci dice il Mipaaf,

La pesca sportiva è essenzialmente un’attività sportiva praticata per divertimento nel tempo libero, senza finalità commerciali e con l’impiego di un numero limitato di attrezzi, quali canne, fili e ami.

(MIPAAF)1

Crediamo che questa definizione non sia del tutto corretta, o meglio che si vada a collocare giusto al centro tra quella che è la pesca sportiva e quella ricreativa.

La definizione che ci fornisce la Guardia Costiera, invece, crea una distinzione tra lo scopo ricreativo e quello agonistico:

La pesca sportiva: è una pesca non commerciale praticata da soggetti appartenenti a un’organizzazione sportiva nazionale o in possesso di una licenza sportiva nazionale;

La pesca ricreativa: è una pesca non commerciale praticata da soggetti non appartenenti ad un’organizzazione sportiva nazionale o che non sono in possesso di una licenza sportiva nazionale.

Questo significa che per pescatori sportivi si intendono tutti coloro che praticano questa attività per hobby, e anche in questa categoria c’è una divisione tra chi pratica il catch & release e chi no.

È chiaro che ogni pescatore sportivo sia arrivato a questo livello partendo dalla condizione di pescatore ricreativo. Ovvero che tutti noi, agonisti e non, abbiamo cominciato a bazzicare spiagge, scogliere, porti, fiumi e laghi per svago, voglia di aria aperta e contatto con il mare e la natura. Questa attività poi per qualcuno è rimasta semplicemente un hobby da praticare quando se ne ha voglia, per molti di noi invece, si è tramutata in passione, che ci spinge a raccogliere informazioni di ogni genere: la scelta della giusta attrezzatura, la ricerca degli spot, lo studio delle informazioni meteo, delle condizioni del mare, l’influenza delle maree ecc.

Il punto in comune tra tutti i pescatori è sicuramente la voglia di sfida. Sfida verso sé stessi o i propri compagni di pescata, sfida verso gli sfidanti durante le gare. Sfida verso le prede, verso le condizioni meteorologiche avverse. Si può aggiungere, inoltre, la voglia di scoprire nuovi posti e farli propri, nuovi spot e insenature sconosciute agli altri, soprattutto ai bagnanti.

Quello che invece è diverso tra le due categorie è l’approccio e la preparazione alla pescata. Se ad esempio parliamo del surfcasting, l’obbiettivo dell’agonista è di portare a riva il maggior numero di prede indipendentemente dal pregio o dalla loro combattività, e farà una determinata selezione dell’attrezzatura da usare. L’utilizzo di determinati travi, la lunghezza e il diametro dei terminali e la misura degli ami avranno un grosso peso per poter ottenere un miglior piazzamento in classifica. Nel caso del pescatore ricreativo invece, si va verso una ricerca specifica delle possibili prede da catturare e solitamente aumentano diametri e misure di tutto l’apparato pescante per provare a insidiare i pesci che il mare in quel determinato spot e condizioni può offrire. (ovviamente ci sono tantissime variabili che determinano un elevato numero di eccezioni, come ad esempio la pesca all’orata a beach ledgering viene effettuata con fili molto sottili).

Anche questo è un argomento veramente molto ampio che abbiamo provato a riassumere e sintetizzare solo per dare una piccola infarinatura sull’argomento, che contiamo di raccontare più nello specifico successivamente.

Ad ogni modo sia nel caso dell’agonista che del pescatore ricreativo, l’aspetto fondamentale e quello che rende tutto più appassionante è che nella pesca tutto è il contrario di tutto. È chiaro che esistono delle “regole” base per ogni tecnica di pesca da cui partire e preparare la propria pescata; che la tecnica è importante e che una volta raggiunta una certa consapevolezza di quello che si sta facendo e della preda che si prova ad insidiare, quando arriva quella cattura che abbiamo cercato con un assetto mirato, la soddisfazione è raddoppiata. Prima di arrivare nel nostro spot preferito cerchiamo di preparaci al meglio per essere sempre in pesca, fin da subito: prepariamo l’attrezzatura giusta e ci riforniamo dell’esca più succulenta, ma sarà sempre il mare a dirci se abbiamo avuto ragione e fatto le scelte giuste.

Quante volte ci è capitato di prepararci ad una pescata pensando di trovare determinate condizioni marine e invece troviamo l’opposto di quello che avevamo predetto? Quante volte ci è capitato di andare a mare soltanto per bagnare le canne perché “tanto le condizioni non sono quelle adatte” e invece ci capita una bella e inaspettata cattura? O peggio ancora, quante volte ci è capitato di vedere a fianco a noi il famoso vecchietto, che con la sua canna di bambù e lenze spropositate cattura orate e saraghi come se non ci fosse un domani? Questi sono alcuni degli aspetti che più ci fanno innamorare della pesca. Un’altra cosa che accomuna queste due categorie è e DEVE ESSERE il rispetto per il mare e l’ambiente in generale. Le regole sono poche e semplici: fare sempre pulizia dello spot, rispettare le misure minime e rilasciare le prede sotto misura, ridurre al minimo il materiale inquinante (un piccolo esempio potrebbe essere il riciclo delle vaschette che contengono l’esca).

Oltre a prestare attenzione alle misure minime, è altresì importante conoscere i periodi riproduttivi delle varie specie che popolano i nostri spot: rilasciare una bella spigola pronta a partorire deve essere un gesto automatico come il rilascio di una mormoretta di 10 cm.

Il rispetto del mare dovrebbe essere insito in ogni pescatore, ma purtroppo non sempre è così. Anche questo è un argomento che affronteremo ancora e spesso, cercando sempre di migliorarci e poter essere promotori di buone pratiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

X